La pratica
Pratica dello YogaIl sistema è organizzato in sei serie di posizioni (asana) unite dinamicamente dal respiro ujjayi , praticato unitamente a particolari controlli di alcune parti del corpo chiamati bandha.
Durante ogni movimento lo sguardo viene direzionato in un punto specifico (drishti).
All’ interno delle singole serie le posizioni sono propedeutiche ognuna alla successiva secondo criteri anatomici ma anche di fisiologia ‘sottile’ (basata sulla funzionalità dei canali energetici).
Si passa alla serie successiva quando la pratica costante porta al pieno padroneggiare della precedente.
La progressione è studiata per una crescente profondità di azione.La serie primaria è detta Yoga Chikitsa (yoga terapia), allinea il corpo e “pulisce” gli organi interni; segue la serie intermedia Nadi Shodana (purificazione delle nadi, cioè i canali dove scorre l’ energia vitale) e infine le tre serie avanzate Stira Bhaga (controllo del corpo) che richiedono crescente flessibilità e introducono molte pose usate anche nella meditazione seduta.
L’Ashtanga Vinyasa Yoga può essere praticato da tutti.
L’aiuto e la guida di un insegnante qualificato è un presupposto fondamentale ma è l’ intelligenza di ognuno di noi a creare una pratica adatta al proprio benessere e consapevole dei nostri limiti sebbene allo stesso tempo capace di migliorarci.
La pratica a qualunque livello, adattata alle possibilità di ciascuno, è una bellissima danza del corpo al ritmo del respiro e quindi della vita, è una meditazione in movimento in cui le capacità del praticante si esprimono nella concentrazione rilassata e nella serenità piuttosto che nell’ abilità fisico-atletica dell’ esecuzione.

Mantra 
All’ inizio della pratica viene cantato l’ “Ashtanga Mantra” un’invocazione a Patanjali (autore degli Yoga Sutra) come figura divina personificante Vishnu.
Al termine si canta un’ altra preghiera appartenente agli “Shanti Mantra” (i mantra di pace): il “Mangala Mantra” che augura pace e prosperità a tutti.
Seguendo il link è possibile leggere i significati e ascoltarli in originale.
 In tutte le scuole di yoga i mantra tradizionali (appartenenti ai Veda e ai testi sacri in genere composti in lingua sanscrita) vengono cantati in sanscrito perchè si da importanza alla vibrazione che il suono del canto fa risuonare più che al significato delle parole che si pronunciano.
Spesso viene cantata ripetutamente una sola sillaba ( “Om” o “Aum” l’esempio più conosciuto) ma anche le formule più complesse vengono generalmente ripetute un grande numero di volte per indurre particolari stati di coscienza.
UjjayiIl respiro del “vittorioso” è una tecnica elementare di pranayama citata nello “Hathayogapradipika” e quindi usata nella maggior parte delle scuole tradizionali di yoga. Ottimizza e regola il flusso respiratorio e per questo la scienza gli riconosce numerosissimi vantaggi fisiologici (cfr. “Pranayama: la dinamica del respiro” di A. Van Lysebeth).
In Ashtanga Vinyasa è usato durante tutta la pratica delle serie (unitamente ai bandha) in prima analisi per produrre il calore che mantiene i muscoli elastici, stimola la circolazione e disintossica attraverso il sudore.
Il respiro Ujjayi può essere però molto di più: è il ritmo, è la ‘misura’ di quello che possiamo fare e soprattutto da infinite informazioni sul come lo stiamo facendo. Ha la facoltà di indurre una focalizzazione interiore e una calma profonda durante la pratica che lo rende il cuore del vinyasa.
Vinyasa si può tradurre, da questo punto di vista, precisamente come l’arte di abbinare il movimento al respiro.
Insegna David Swenson:“Se ci sforziamo il respiro diventerà costretto o forzato. Se non siamo focalizzati il respiro sarà sommerso dal suono dei nostri pensieri. Mantenete la consapevolezza sul respiro e ogni istante sarà una meditazione.”

Bandha

La parola bandha ha una molteplicità di traduzioni: può voler dire chiusura, controllo, blocco, catena, arresto ecc.
Esistono quattro bandha nello yoga che sono mula bandha (controllo del perineo), uddiyana bandha ( contrazione dell’addome), jalandhara bandha (compressione della gola) e maha bandha (tutti e tre i precedenti tenuti contemporaneamente).
In Ashtanga Vinyasa si usano principalmente mula e uddiyana bandha praticati durante tutto il movimento e in ogni posa.
Anche nel caso dei bandha la scienza conferma enormi vantaggi fisiologici (cfr. “Moola Bandha: the master key” di Swami Buddhananda oltre al già citato Van Lysebeth) .
I testi antichi d’ altra parte fanno di questi controlli una vera e propria ‘chiave maestra’ in grado di aprire le porte dell’ illuminazione (cfr. “Hathayogapradipika” e “Yogataravalli sutra”).
E’ impossibile trattare l’ argomento in maniera esauriente in poche parole.
Si può dire (in maniera necessariamente riduttiva) che i bandha assicurano una circolazione sanguigna efficace e ben distribuita e dal punto di vista sottile agiscono come delle valvole che canalizzano l’ energia.
E’ solo la pratica, comunque, che può far capire il beneficio di queste lievi e solo apparentemente semplici contrazioni capaci di donare al corpo e alla mente possibilità inaspettate.

Drishti

Drishti significa “direzione dello sguardo”.
Tecnicamente esistono nove drishti:

Nasagrai (punta del naso)
Broomadya (in mezzo alle sopracciglia)
Nabi Chakra (ombelico)
Angusta Ma Dyai (pollice)
Hastagrai (mano)
Padahayoragrai (alluce)
Parsva Drishti (orizzonte a destra)
Parsva Drishti (orizzonte a sinistra)
Urdhva Drishti / Antara Drishti (verso l’ alto)

Ad ogni posizione corrisponde uno di questi.
Non si tratta però semplicemente di guardare il punto indicato.
Basta osservare che nelle pose sedute con flessione del busto in avanti Sri Sharath R. (le cui foto illustrano “Yoga Mala” di Pattabhi Jois) ,come molti, tiene la testa appoggiata sugli stinchi e lo sguardo rivolto verso il basso sebbene il drishti corrispondente sia Padahayoragrai.

Si tratta quindi piuttosto di rivolgere la propria attenzione verso un punto “passando per gli occhi” e non permettere allo sguardo di disperdersi.
Praticare drishti è far fluire la potente attenzione dello sguardo e permettergli di “unirsi” all’ energia che guida quel preciso movimento.

Consigli 

Suderete! Un piccolo asciugamano non ingombra e vi può servire in mille modi.
Non praticate se sentite di non avere lo stomaco vuoto (Sri Manju Jois dice di aspettare almeno tre ore dopo un pasto).
Usate abiti comodi e non ingombranti.
Aspettate almeno mezz’ora prima di fare la doccia e di mangiare.
Durante il ciclo mestruale non fate le posizioni invertite.
Bevete dell’ acqua (possibilmente tiepida) dieci minuti prima della pratica se sentite di averne bisogno.
Dimenticate i video che avete visto o i “bravissimi” del materassino accanto! E’ la vostra pratica: godetevela!


Iscriviti alla NewsLetter
Ogni mese gli eventi e le notizie più importanti per la tua pratica.
* = campo richiesto!
Contatti
Associazione:Ashtanga Yoga Firenze
Email: scrivi Ashtanga Yoga Firenze
Tel.: +39 349 5879328
Social Links
Fasi lunari


LA LUNA DI OGGI


Leggi l'articolo su La Luna e l'Ashtanga Yoga
© 2013 Ashtanga Yoga Firenze